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I campi elettromagnetici
Postato il Friday, 22 January @ W. Europe Standard Time di red
OH&S Fast-news LUCA writes "
Cosa succede quando siamo esposti ai campi elettromagnetici?

L’esposizione a campi elettromagnetici non è un fenomeno nuovo. Tuttavia, durante il ventesimo secolo, l’esposizione ambientale a campi elettromagnetici di origine umana è costantemente aumentata in quanto la crescita della domanda di elettricità, il continuo avanzamento delle tecnologie ed i cambiamenti nei comportamenti sociali hanno creato sorgenti artificiali in misura sempre maggiore.

Ognuno è esposto, sia in casa sia sul posto di lavoro, a una complessa miscela di deboli campi elettrici e magnetici dovuti alla generazione ed al trasporto di elettricità, agli elettrodomestici, agli apparati industriali, alle telecomunicazioni e all’emittenza radiotelevisiva.

Nel corpo umano esistono, anche in assenza di campi elettrici esterni, piccolissime correnti dovute a reazioni chimiche che sono parte delle normali funzioni fisiologiche.

Per esempio, i nervi si scambiano segnali attraverso la trasmissione di impulsi elettrici. La maggior parte delle reazioni biochimiche, dalla digestione all’attività cerebrale, sono accompagnate da una ridistribuzione di particelle cariche. Anche il cuore è elettricamente attivo; il vostro dottore può registrarne l’attività con l’aiuto di un elettrocardiogramma.

Campi elettrici a bassa frequenza agiscono sul corpo umano, esattamente come agiscono su qualunque altro mezzo composto di particelle cariche. Quando i campi elettrici agiscono su materiali conduttori, influenzano la distribuzione delle cariche elettriche sulla loro superficie e provocano un flusso di corrente attraverso il corpo, verso la terra.
Campi elettrici a bassa frequenza agiscono sul corpo umano, esattamente come agiscono su qualunque altro mezzo composto di particelle cariche. Quando i campi elettrici agiscono su materiali conduttori, influenzano la distribuzione delle cariche elettriche sulla loro superficie e provocano un flusso di corrente attraverso il corpo, verso la terra.
I campi magnetici a bassa frequenza provocano la circolazione di correnti all’interno del corpo. L’intensità di queste correnti dipende dall’intensità del campo magnetico esterno. Se sufficientemente elevate, queste correnti possono provocare la stimolazione di nervi e muscoli o influenzare altri processi biologici. Sia i campi elettrici sia quelli magnetici inducono differenze di potenziale e correnti nel corpo ma, anche nel caso in cui si sia immediatamente al di sotto di una linea ad alta tensione, le correnti indotte sono piccolissime in confronto alle soglie necessarie per provocare scosse ed altri effetti elettrici.

Il riscaldamento è il principale effetto biologico dei campi elettromagnetici a radiofrequenza. Nei forni a microonde questa circostanza è sfruttata per riscaldare i cibi. I livelli dei campi a radiofrequenza ai quali la gente è normalmente esposta sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti per produrre un riscaldamento significativo. Gli effetti di riscaldamento delle radioonde costituiscono la base su cui si fondano le attuali linee guida.
Gli scienziati stanno indagando anche la possibilità che, al di sotto dei livelli di soglia necessari per provocare il riscaldamento corporeo, si manifestino altri effetti, legati ad esposizioni a lungo termine. A tutt’oggi, non è stata fornita conferma di alcun effetto nocivo dovuto ad esposizioni a lungo termine a bassi livelli di campi elettromagnetici, a radiofrequenza o a frequenza industriale; comunque, gli scienziati continuano attivamente le ricerche in questo settore.

Effetti biologici o sanitari? … Cosa costituisce un rischio per la salute?

Gli effetti biologici sono risposte misurabili a uno stimolo o a un cambiamento ambientale. Queste risposte non sono necessariamente nocive per la salute.
Ad esempio, ascoltare musica, leggere un libro, mangiare una mela o giocare a tennis producono diversi effetti biologici, pur tuttavia, non ci si aspetta che nessuna di queste attività provochi effetti sanitari. Il nostro corpo possiede sofisticati meccanismi per adattarsi alle molteplici e diverse influenze che incontriamo nel nostro ambiente.
I cambiamenti continui fanno parte normale della nostra vita. Ma, naturalmente, il corpo non possiede meccanismi di compensazione adeguati per qualunque effetto biologico. Cambiamenti irreversibili, o che sottopongano il sistema a stress per lunghi periodi di tempo, possono costituire un rischio per la salute.

Un effetto nocivo provoca un danno rilevabile alla salute del soggetto esposto o a quella della sua prole; un effetto biologico, dal canto suo, può tradursi o meno in un effetto di danno alla salute. E’ fuori di dubbio che, al di sopra di certi livelli, i campi elettromagnetici possono innescare degli effetti biologici. Esperimenti condotti su volontari sani indicano che esposizioni di breve durata, ai livelli di campo presenti nell’ambiente o in casa, non provocano alcun effetto nocivo evidente. Esposizioni a livelli più elevati, che potrebbero essere pericolose, sono prevenute dalle linee guida nazionali ed internazionali. Il dibattito attuale si concentra sulla possibilità o meno che l’esposizione prolungata a bassi livelli di campo possa sollecitare risposte biologiche e influenzare lo stato di benessere delle persone.

Preoccupazioni per la salute

Nel corso dell’ultimo decennio, interrogativi per la salute sono stati sollevati a proposito di numerose sorgenti di campi elettromagnetici, tra cui linee ad alta tensione, forni a microonde, schermi di computer e televisori, sistemi di sicurezza, radar e, più recentemente, telefoni mobili e relative stazioni radio base.
In risposta ai crescenti interrogativi su possibili effetti sanitari delle sorgenti di campi elettromagnetici, il cui numero e la cui varietà vanno continuamente aumentando, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avviato nel 1996 un grande piano di ricerca multidisciplinare. Il Progetto internazionale CEM mette insieme conoscenze e risorse che sono attualmente disponibili presso le maggiori agenzie ed istituzioni scientifiche internazionali e nazionali.

Negli ultimi 30 anni, sono stati pubblicati circa 25.000 articoli scientifici nel settore degli effetti biologici e delle applicazioni mediche delle radiazioni non ionizzanti. Sebbene alcuni abbiano la sensazione che si debbano svolgere ancora più ricerche, le conoscenze scientifiche in questo campo sono oggi più ampie che per la maggior parte degli agenti chimici. Sulla base di una recente ed approfondita rassegna della letteratura scientifica, l’OMS ha concluso che le evidenze attuali non provano che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici abbia alcuna conseguenza sulla salute. Esistono comunque alcune lacune nelle conoscenze sugli effetti biologici, che richiedono ulteriori ricerche.

Alcuni individui del pubblico hanno attribuito una gran varietà di sintomi all’esposizione a bassi livelli di campo elettromagnetico in casa. Questi sintomi comprendono mal di testa, ansia, suicidio e depressione, nausea, stanchezza e perdita della libido. Al momento, le evidenze scientifiche non suffragano un legame tra questi sintomi e l’esposizione a campi elettromagnetici. Almeno alcuni di questi problemi sanitari possono essere causati dal rumore o da altri fattori ambientali, oppure da ansie legate alle nuove tecnologie.

Se i campi elettromagnetici costituiscono effettivamente un rischio sanitario, vi saranno conseguenze in tutti i paesi industrializzati. Il pubblico richiede risposte concrete a una domanda sempre più pressante: se i campi elettromagnetici incontrati nella vita quotidiana provochino effetti nocivi per la salute. I mezzi di informazione sembrano spesso avere risposte definitive. Si dovrebbero però valutare con prudenza le loro affermazioni, tenendo presente che il principale interesse dei mezzi di informazione non è quello di istruire. Nella scelta e nella presentazione di una storia, un giornalista può essere motivato da diverse ragioni non tecniche: i giornalisti sono in competizione tra loro, sia sul tempo sia sulle aree da coprire, e i vari giornali lottano per il maggior numero di copie vendute. I titoli sensazionali, che colpiscano il maggior numero possibile di persone, li aiutano a raggiungere questi obiettivi: le cattive notizie non solo notizie grosse, ma spesso sono le sole che ascoltiamo. Il gran numero di ricerche che suggeriscono che i campi elettromagnetici sono innocui ricevono perciò scarsa attenzione, o non ne ricevono affatto. La scienza non può fornire la garanzia di un’assoluta innocuità; i risultati della ricerca sono però, nel loro complesso, rassicuranti.
Per poter valutare i potenziali effetti nocivi dei campi elettromagnetici è necessaria una combinazione di studi, in aree di ricerca diverse. I differenti tipi di studi indagano diversi aspetti del problema. Le ricerche di laboratorio su sistemi cellulari mirano a chiarire i meccanismi fondamentali sottostanti ad un eventuale collegamento tra esposizione a campi elettromagnetici e effetti biologici. Queste ricerche cercano di identificare dei meccanismi che si basino su modificazioni indotte dai campi elettromagnetici a livello molecolare o cellulare; queste modificazioni potrebbero fornire indizi sul modo in cui una forza fisica viene convertita in un’azione biologica all’interno del corpo. In questi studi, singole celle o tessuti vengono rimossi dal loro normale ambiente di vita, che potrebbe inattivare eventuali meccanismi di compensazione.
Un altro tipo di ricerche, cioè quelle su animali, è più strettamente collegato a situazioni della vita reale. Queste ricerche forniscono dati di più diretta rilevanza per poter stabilire dei livelli di esposizione sicura per l’uomo. Spesso, si impiegano diversi livelli di campo per analizzare le relazioni dose-risposta.
Gli studi epidemiologici, ovvero gli studi sull’uomo, costituiscono un’altra fonte di informazione diretta sugli effetti a lungo termine dell’esposizione. Questi studi indagano cause distribuzioni delle patologie in situazioni della vita reale, entro date comunità e gruppi professionali. I ricercatori cercano di stabilire se esista un’associazione statistica tra esposizione a campi elettromagnetici e incidenza di una specifica patologia, o di altri specifici effetti nocivi. Le indagini epidemiologiche sono però costose. Cosa ancora più importante, esse comportano misure su popolazioni umane molto complesse ed è quindi difficile raggiungere un grado di controllo che consenta di rivelare piccoli effetti.
Per queste ragioni, quando debbono decidere su eventuali rischi per la salute, gli scienziati valutano tutti i dati significativi, forniti dagli studi epidemiologici, da quelli su animali e da quelli su cellule.
“L’assenza di prove di effetti nocivi non sembra sufficiente nella società moderna. Si pretende invece sempre di più la prova della loro assenza” (Barnabas Kunsch, Centro Austriaco di Ricerca di Seibesdorf).
“Non c’è nessuna evidenza convincente di un effetto nocivo dei campi elettromagnetici”, oppure “Non è stata confermata una relazione di causa ed effetto tra campi elettromagnetici e cancro” sono esempi tipici delle conclusioni raggiunte dai comitati di esperti che hanno analizzato il problema. Ciò dà l’impressione che la scienza voglia evitare di dare una risposta. Ma perché la ricerca dovrebbe continuare, se gli scienziati hanno già mostrato che non c’è alcun effetto?
La risposta è semplice: gli studi sull’uomo sono ottimi per identificare grandi effetti, come la connessione tra fumo e cancro, Purtroppo, sono molto meno in grado di distinguere un piccolo effetto dalla mancanza di effetti. Se i campi elettromagnetici, ai tipici livelli ambientali, fossero potenti cancerogeni, sarebbe stato molto facile dimostrarlo. E’ però molto più difficile dimostrare se i campi elettromagnetici di bassa intensità sono un debole cancerogeno, o se sono un potente cancerogeno ma solo per un piccolo gruppo di persone all’interno di una comunità più vasta. Infatti, anche nel caso in cui uno studio di ampie proporzioni non mostri alcuna associazione, non potremo mai essere del tutto sicuri che non esista nessuna relazione. L’assenza di un effetto potrebbe significare che effettivamente non ne esiste alcuno, ma potrebbe altrettanto bene significare che l’effetto è semplicemente non rivelabile con il nostro metodo di misura. Quindi, i risultati negativi sono generalmente meno convincenti di quelli fortemente positivi.
La situazione più difficile di tutte, che purtroppo si è verificata con gli studi epidemiologici sui campi elettromagnetici, è quella in cui un complesso di studi fornisce deboli risultati positivi, che sono però incoerenti tra loro. In questa situazione, è verosimile che gli stessi scienziati si dividano sulla significatività dei dati. Comunque, per le ragioni esposte in precedenza, la maggior parte degli scienziati e dei medici concordano che qualunque tipo di effetto sanitario dei campi elettromagnetici di bassa intensità, ammesso che esista effettivamente, è probabilmente piccolissimo rispetto agli altri rischi che si incontrano nella vita quotidiana.



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