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Dando un’occhiata all’ultima statistica ufficiale disponibile è possibile rilevare che i dati consolidati relativi agli infortuni sul lavoro dimostrano una tendenziale omogeneità rispetto agli anni precedenti, i casi mortali, seppur in modesta flessione, rispetto agli anni precedenti, evidenziano che è ancora troppo presto per poter cantare vittoria.
Nonostante la costante riduzione del numero di infortuni, comunque troppo lieve rispetto al continuo trasferimento delle lavorazioni più pericolose verso l’Estremo Oriente, l’Italia rimane sempre in fondo alla classifica europea.
L’80% degli eventi infortunistici è dovuto a comportamenti non sicuri e a dubbie condizioni strutturali o a strumentazione tecnica inadeguata.
L’evidente difficoltà di gestire l’errore umano ha portato alla considerazione che i comportamenti di prevenzione e di sicurezza siano legati a caratteristiche intrinseche del lavoratore. Al contrario; noi crediamo, in un’altra interpretazione basata sul presupposto che il fenomeno infortunistico sia radicato a cause estrinseche, come, per esempio, la ricerca della produttività. Il rapporto tra produttività e rischio d’infortunio è stato ampiamente studiato, anche se probabilmente il nesso causale tra i due elementi dovrà essere vagliato in modo più rigoroso per evitare affrettate generalizzazioni. Se il nesso fosse rigido, come talvolta si dipinge, non si spiegherebbe il verificarsi di infortuni in ambienti dove la produttività è assai scarsa, né si spiegherebbe l’enorme numero di incidenti domestici domenicali nel corso di semplici attività ludiche o hobbistiche.
Gli elementi principali individuati per la riduzione di questi infortuni sono la formazione e il sistema ispettivo-sanzionatorio, i quali non hanno certamente ottenuto risultati apprezzabili.
Dato di fatto è che in Italia si muore troppo, decisamente troppo, nell’espletamento della propria attività lavorativa. E’ quindi necessario giungere ad una inversione di tendenza, inversione che solo una normativa efficace può garantire, unitamente ad un sistema di controlli altrettanto efficiente, con il coinvolgimento a tutto campo di una obbligatoria informazione e formazione, partendo dal datore di lavoro per arrivare al personale delle pulizie.
Le varie tipologie di deviazione, indicano come nella grande maggioranza dei casi, sia di infortuni che di morti avvenuti in occasione di lavoro (esclusi in itinere), sono riconducibili ad azioni in cui indubbiamente c’è stata, anche, una parte “attiva” del lavoratore: si tratta, per lo più, di problemi dovuti a perdita di controllo del macchinario, mezzo di trasporto o attrezzo di lavoro che si sta manovrando, che sono causa di un terzo circa degli infortuni e di oltre il 40% delle morti. Le cadute provocano il 25% degli infortuni e il 20% circa delle morti, ma ricordiamo che, l’infortunio è quasi sempre un sintomo di una cattiva organizzazione aziendale in campo di sicurezza. Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, sono tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, e sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso.
D’altro canto, la mancata acquisizione di una consapevolezza purtroppo sotto gli occhi di tutti : non c’è prevenzione se non c’è filosofia della prevenzione.
In altri termini, è inutile (o meglio, parzialmente utile) predisporre un rigoroso apparato normativo se poi non vi è adeguata convinzione per renderlo applicabile, ci sono delle questioni di estrema rilevanza che vanno alle radici più profonde delle azioni sociali e delle regole economiche. Ed è mettendo in evidenza questo tipo di problemi che possiamo vedere anche gli obiettivi, dove dobbiamo indirizzare le risorse principali.
In tutti i casi si evidenzia la necessità di valutare in modo preciso ed efficace i rischi, a livello settoriale e nei singoli posti di lavoro. Un sistema di controllo costante sembra svolgere un ruolo determinante in questo processo. Molti casi dimostrano che sistemi di controllo in cui sono inserite informazioni statistiche sono stati utilizzati come strumento per l’individuazione e la valutazione di aree problematiche. Si possono poi usare queste informazioni per realizzare delle analisi più approfondite.
In molti casi, si è fatto ricorso a dati esistenti per consentire azioni da applicare ad imprese o a luoghi di lavoro specifici. In ‘Infortuni in aziende agricole’, tutti gli infortuni sono stati registrati in modo sistematico, realizzando dei colloqui successivi all’infortunio. In ‘Prevenzione dei rischi di incendi ed esplosioni di polveri nel settore dell’alluminio’, accertamenti su tutti gli infortuni del settore sono stati realizzati per vari anni. In ‘Recipe for safety’ (sicurezza sul lavoro nel settore alimentare e delle bevande) l’analisi dei dati statistici ha consentito l’individuazione di due cause principali di incidenti: infortuni causati dalla movimentazione manuale o da scivolamenti. Di conseguenza, la campagna di prevenzione si incentrava su questi rischi.
Il processo di individuazione dei problemi, la valutazione e la successiva formulazione ed attuazione di programmi di prevenzione si fonda in larga misura su un buon sistema di controllo in grado di fornire informazioni statistiche sulle possibili aree prioritarie. Questo rappresenta spesso il punto di partenza per analisi e valutazioni dei rischi più approfondite.
Sebbene attualmente le percentuali degli infortuni siano inferiori rispetto, ad esempio, a quelle degli anni 70, sembra che, negli ultimi anni i miglioramenti si siano stabilizzati. Ciò solleva la questione sull’esistenza o meno di altri o nuovi metodi o modi che possano contribuire a ridurre le cifre che riguardano gli infortuni ad un livello più basso rispetto a quello registrato al momento. La relazione si propone di fornire una visione d’insieme di queste nuove impostazioni. Inoltre, la relazione ha lo scopo di contribuire allo sviluppo di un ‘coordinamento aperto. Un esame approfondito delle cause degli infortuni nelle aziende e nei settori, dei metodi di lavoro, delle strutture di prevenzione SSL e anche del comportamento e degli atteggiamenti delle varie parti interessate può consentire di rilevare i punti deboli con una certa facilità, con la conseguente introduzione di azioni correttive.
La partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti è un elemento centrale nella maggior parte delle buone prassi presentate e questo è considerato un fattore determinante per il successo della azione di prevenzione avendo i lavoratori, di prima mano, diretta conoscenza delle caratteristiche e delle condizioni di lavoro. Pertanto nel selezionare gli esempi i criteri utilizzati dai valutatori sono stati:
- interventi sulle fonti di rischio, eventualmente accompagnati da iniziative di informazione. La sola formazione non viene considerata un’azione sufficiente a ridurre i rischi sul posto di lavoro. Sono stati quindi presi in considerazione solo i programmi formativi parte di un programma di prevenzione più generale;
- la reale applicazione nell’ambiente di lavoro;
- l’efficacia nel tempo della soluzione adottata;
- il consenso e l’effettiva partecipazione dei lavoratori;
- il trasferimento della soluzione anche ad altri posti di lavoro e settori, adeguatamente adattata alle specifiche condizioni.
Inevitabile è lo spostamento dell’attenzione dagli infortuni ai comportamenti di sicurezza. Agire, segnatamente con schemi di rinforzo, di estinzione differenziale, immediatamente a ridosso dei comportamenti vuol dire, garantirsi il progressivo aumento della frequenza, della latenza, dell’intensità, della durata dei comportamenti
sicuri. Con il termine cultura della sicurezza si intende indicare un gruppo (reparto, divisione o l’intera azienda) al cui interno sono istituite contingenze (conseguenze positive) per chi agisca in modo prudente, secondo prassi che tutti i membri del gruppo premiano o sostengono con approvazione, feedback positivi e rinforzi sociali o materiali, congruenti.
L’importanza di sviluppare questi sistemi culturali e valoriali è immensa ed è in grado di spingere i comportamenti di sicurezza ben al di là dei confini della fabbrica, inducendo il lavoratore ad agire in sicurezza anche nella vita privata o nei confronti della società nel suo insieme. Molte delle ricerche più avanzate delle scienze del comportamento riguardano proprio questi aspetti della sicurezza, che hanno dimostrato enormi potenzialità, con costi a lungo termine estremamente ridotti, anche in caso di rarefazione dei controlli e delle ispezioni.
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