La responsabilità del fattore umano negli incidenti sul lavoro
Postato il Saturday, 06 June @ W. Europe Daylight Time di red |
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LUCA writes " La coscienza sociale rifiuta una realtà quotidiana che ci parla ancora di quasi quattro morti al giorno sul lavoro. I disastri sono sempre meno “naturali”. Per prevenirli e ridurli occorre la cultura della sostenibilità
Il termine fattore umano si usa per indicare l’insieme delle componenti fisiologiche e psicofisiche che, in ogni momento ed in qualunque sistema operativo si consideri, influenzano il “modus operandi” dell’uomo.
Nel campo lavorativo l’analisi del “fattore umano” è una disciplina rivolta
allo studio del comportamento dell’ uomo nelle varie condizioni di
lavoro al fine di prevenire azioni non idonee o dare elementi di decisione
positivi con lo scopo di assicurare la massima sicurezza alle attività.
Diversi possono essere i campi d’azione, a partire dalla diffusione di una solida cultura della sicurezza, per rendere il lavoro più sicuro e i lavoratori più informati, da tempo sono obbligatori corsi di formazione professionale in modulo sulla materia, perché le leggi e i controlli da soli non bastano.
Proprio la formazione, l’informazione e l’addestramento vengono definiti e qualificati come finalizzati all’acquisto di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti, come conoscenze utili all’identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi, come apprendimento delle attività necessarie all’uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, dispositivi. Richiesto anche un maggiore coinvolgimento in ambito datoriale, dirigenziale, alle tematiche della sicurezza aziendale.
Al fattore materiale e al fattore umano sono imputati rispettivamente due diverse tipologie di incidenti :
- quelli relativi a difetti costruttivi, inceppamenti, rotture degli impianti, anche a causa di elementi esterni
- quelli relativi allo stato psico-fisico del lavoratore e quelli dovuti all’incapacità, incoscienza, alla mancanza di conoscenze adeguate o all’attuazione di comportamenti irregolari o comunque inadeguati da parte del personale
Da una serie di studi condotti in campo internazionale, è stato messo in evidenza come il fattore umano sia senza dubbio il maggior responsabile del verificarsi di incidenti sul lavoro. Ma molti comportamenti errati del singolo sono riconducibili a cause individuabili a carico dell’organizzazione nella quale l’uomo è inserito. Quindi gli interventi di correzione e di prevenzione devono essere indirizzati, oltre che agli uomini, anche alle organizzazioni.
All’interno delle cause relative al fattore umano, è stato rilevato che solamente una piccola parte degli incidenti è attribuibile allo stato psico-fisico individuale, mentre la maggior parte di essi, si origina da “difetti del sistema di lavoro”, quali: la mancanza di procedure adeguate al lavoro da svolgere; non conoscenza delle procedure esistenti; incapacità pratica o teorica nell’affrontare le diverse situazioni lavorative ed i momenti di emergenza, ignoranza delle basilari norme di sicurezza o insufficiente consapevolezza dei possibili rischi dell’ambiente di lavoro, mancanza di una chiara e sufficiente comunicazione tra colleghi o tra differenti funzioni, e cosi via.
Doveroso sottolineare che chiunque si trovi ad innescare accidentalmente una situazione di pericolo o un incidente, non è che la parte terminale di un intero sistema, cioè l’azienda nel suo complesso, che ha “permesso”, per mezzo dei suoi “difetti”, il determinarsi dell’evento in questione. E’ quindi a monte del problema che dobbiamo usare strumenti di intervento, un’attività scrupolosa di prevenzione degli incidenti non può quindi essere realmente efficace se l’attenzione è posta esclusivamente sugli ultimi anelli della catena produttiva, sugli operatori che in prima persona vengono a trovarsi in condizioni di pericolo; fare questo significherebbe non avere la possibilità di intervenire a monte degli incidenti, là dove, ad esempio, un organizzazione carente potrebbe esserne la vera responsabile.
L’impresa di oggi deve comprendere che una attività di gestione della sicurezza e della tutela ambientale deve avere tra i suoi cardini un ruolo attivo del fattore umano. Ciò non può che significare lo stimolare e l’attivare costantemente la partecipazione di tutto il personale alle attività aziendali di prevenzione e protezione dai rischi.
Tutti i casi evidenziano la necessità di valutare in modo preciso ed efficace i rischi, a livello settoriale e nei singoli posti di lavoro. Un sistema di controllo costante sembra svolgere un ruolo determinante in questo processo.
Il processo di individuazione dei problemi, valutazione e successiva formulazione ed attuazione di programmi di prevenzione si fonda in larga misura su un sistema di controllo che funziona bene in grado di fornire informazioni statistiche sulle possibili aree prioritarie. Questo rappresenta spesso il punto di partenza per analisi e valutazioni dei rischi più approfondite.
Sicurezza, Salute e Ambiente viste quindi in un ottica di sistema, un anello che partendo dalla politica aziendale, passando attraverso la definizione degli obiettivi, dei programmi, delle responsabilità, delle procedure, delle azioni migliorative, giunga al momento del riesame su se stesso, per verificare la propria funzionalità e adeguatezza, e per migliorarsi continuamente.
Il dialogo sociale tra datori di lavoro, dipendenti o loro rappresentanti a livello aziendale, e tra i sindacati e le associazioni datoriali a livello settoriale, regionale o nazionale, è un fattore decisivo per garantire il successo.
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